SVILUPPATORE ITALIA VS STATI UNITI. COSA ABBIAMO ANCORA DA IMPARARE DALLA PATRIA DEL MACINTOSH

Il mito della Silicon Valley ancora resiste tra chi sogna di fare il Developer negli USA. Merito di una visione del business che, per mentalità e storia, è molto diversa da quella italiana.

Come lavora chi fa lo sviluppatore negli USA? E quali sono le differenze sostanziali con chi fa il medesimo lavoro in Italia? Si parte dagli stipendi, più alti, per andare poi a confrontarci con un regime di competenze più incentrato sul less and better che sul more and worse. Infine una considerazione diversa del rapporto tempo/risultato, negli States più elastico.

Il ruolo della cultura informatica americana nella valorizzazione del professionista IT

Che si tratti di una piccola o grande azienda, lo sviluppatore negli States è visto come una figura professionale di spicco nel mercato del lavoro. In questo la cultura informatica americana ha avuto il suo peso. Peso al quale si aggiunge una considerazione diversa del lavoro del “tecnico” rispetto all’Italia. A partire dagli stipendi, che sono un sintomo di questo fenomeno. Il lavoro di un professionista IT In Italia viene retribuito diversamente rispetto al medesimo ruolo negli USA. A meno che non sia un manager. Qui il discorso cambia. Perchè in questo caso, anche in Italia, i stipendi sono di un certo livello e il problema ricorre in via generale per quasi tutti gli ambiti professionali.


Le cose stanno cambiando? Si, per fortuna. Merito di una crescente richiesta di professionalità informatiche e di una lenta, ma tangibile, trasformazione della gerarchia del valore di ruoli e mansioni.

Un tecnico in genere in Italia viene pagato meno che negli Stati Uniti ma non è un fenomeno esclusivo del settore IT, dove, anzi, gli stipendi sono in media più alti di quelli di tecnici di altri settori commerciali. E’ un problema, ovviamente, perchè questo disvalore non incentiva i giovani a scegliere questo percorso professionale.

Le cose stanno cambiando? Si, per fortuna. Merito di una crescente richiesta di professionalità informatiche e di una lenta, ma tangibile, trasformazione della gerarchia del valore di ruoli e mansioni.

Stipendi e qualità del lavoro: in Italia migliora grazie all’outsourcing e allo smart working

I stipendi. Più alti, certo, anche se negli Stati Uniti per quanto riguarda le imposte non sono messi meglio che in Italia. I motivi di questo scarto sono da riferire: alle cause accennate nel paragrafo precedente; alla considerazione, evidentemente più alta negli States, del lavoro informatico; alla matrice dell’economia statunitense, che muove numeri più consistenti in qualsiasi settore merceologico. Tra l’altro, anche se – in vista dell’appropriazione da parte dell’intelligenza artificiale di alcune attività finora svolte dai tecnici IT – è previsto in futuro un calo della richiesta di questi specialisti in USA, il mercato è ancora più che florido e lo sviluppatore sarà ancora uno dei mestieri meglio retribuiti negli States, come dimostra la classifica realizzata da Glassdor sui 50 lavori migliori da fare negli USA.

La sensibilità verso le nuove tecnologie porterà l’Italia a un cambiamento rilevante nella valorizzazione di una figura chiave del settore IT come il developer? Siamo sulla buona strada, come conferma una ricerca Assinform-Anitec che riguarda la situazione del mercato digitale. Negli ultimi tre anni c’è stata una netta crescita dei servizi ITC e dello sviluppo di soluzioni ad essi annesse. Una buona notizia arriva anche dal lavoro in outsourcing, che è aumentato, in particolar modo nel settore Middleware. In tutto questo un ruolo di primo ordine ce l’ha l’Industria 4.0, che comprende le infrastrutture ITC e i sistemi industriali nel loro insieme e che traina anche il fenomeno del lavoro flessibile.

La qualità del lavoro. La giornata lavorativa tipo, in una start up come in una multinazionale negli States è scandita dai risultati, non dal tempo. Anche se esiste un monte ore base al quale attenersi, gli obiettivi raggiunti in modo appropriato contano più di un cartellino timbrato alla stessa ora. Anche il livello di gestione operativa del lavoro è più aperta che in Italia. Non è una sorpresa, infine, che il livello di subordinazione sia inferiore rispetto ad uno scenario made in Italy. Gestione del tempo e delle risorse per raggiungere un determinato obiettivo sono a carico dello sviluppatore.


Nel nostro paese c’è un netto aumento di corsi di formazione post laurea e in sostituzione della laurea stessa che possono essere un trampolino di lancio per carriere di successo, nonchè il fenomeno dell’esternalizzazione stessa di corsi presso aziende terze, che favorisce l’alto livello di competenza dei docenti e la varietà di nozioni impartite.

L’attribuzione di maggiori responsabilità, tra le quali una gestione più autonoma del proprio work-time ha come effetto una maggiore coalizione di risorse, obiettivi e valori nel gruppo di lavoro. La prova del nove ce l’abbiamo ogni volta che accade questo fenomeno: se una risorsa termina prima un compito da ultimare in una time session definita, dedica il restante tempo della giornata lavorativa in modo meno produttivo.

Sembrerebbe che dal binomio maggiori poteri: maggiori responsabilità, se ne possa determinare anche un altro: maggiori responsabilità: maggiori risultati. Tuttavia, anche se alcune best practice ancora faticano ad essere assimilate – soprattutto dalla aziende di minor dimensione – in Italia la rivoluzione dello smart working ha reso più flessibile la giornata di lavoro tipo, permettendo una distribuzione più efficiente delle mansioni e una flessibilità che meglio si adegua alle esigenze di azienda e personale, con effetti anche sulla produttività.

I corsi e le competenze per essere al top. Varietà e professionisti one-skills focused

Le competenze dello sviluppatore in Italia devono essere diverse. Anche negli States è così. Solo che nelle aziende si tende a specializzare una figura in determinate mansioni. In altre parole la si fa diventare brava in certe skills – se l’economia aziendale lo permette – perchè in questo modo tutto il business ne gioverà. In Italia, invece, mentre nelle grandi aziende un alto livello di aspettative incide anche sulla richiesta di skills iper-specializzate (e in tal senso vengono investite risorse adeguate), nelle piccole imprese spesso l’obiettivo è risparmiare su professionisti one-skill-focused, piuttosto che garantire risultati eccellenti.

Altro aspetto è la formazione. Molti esperti italiani del settore IT lamentano una mancanza di ponti tra scuola e lavoro. Anche in questo caso States batte Italia 1-0, perchè, nel settore IT, anche se il costo di alcuni corsi è elevato, c’è una strategia formativa brillante e improntata sul saper fare. Come dato positivo da considerare nel nostro paese c’è un netto aumento di corsi di formazione post laurea e in sostituzione della laurea stessa che possono essere un trampolino di lancio per carriere di successo, nonchè il fenomeno dell’esternalizzazione stessa di corsi presso aziende terze, che favorisce l’alto livello di competenza dei docenti e la varietà di nozioni impartite.

Cosa c’è da imparare e cosa è importante mantenere: la passione per il mestiere del developer

Insomma, il mercato IT negli States è ancora una fonte di ispirazione. Soprattutto per quanto riguarda una visione del lavoro diversa, più incentrata sulla coesione e meno sulla suddivisione del profitto. Chi lavora ad alti livelli come sviluppatore negli USA non lo fa per i soldi. Lo fa per lo stipendio, ovviamente, ma soprattutto perchè nutrito da una passione per l’informatica e da ideali che non hanno niente a che vedere con il denaro. Una considerazione che fa riflettere ma che è comune a quella di tanti professionisti made in Italy che, come i colleghi statunitensi, credono nelle potenzialità di questo mestiere straordinario.

Author: Claudia Sistelli

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